Napolitano e il governo senza partiti
I veti incrociati, quello di Beppe Grillo a Pier Luigi Bersani e quello di Bersani a Silvio Berlusconi sembrano rendere impossibile una soluzione per un governo del paese, in una fase in cui, invece, di governo c’è proprio bisogno per evitare i venti gelidi che dalla Germania arrivano fino a Cipro, e non solo. Giorgio Napolitano, cui spetta cercare una soluzione, ha ricordato a tutti che con i veti non si costruisce nulla, che un governo è indispensabile e per questo ha impedito a Mario Monti di candidarsi alla presidenza del Senato. Per quanto sconfessato dagli elettori, privo di maggioranza e di programma, uno straccio di governo c’è e saggiamente Napolitano sembra intenzionato a non liquidarlo finché non ce ne sarà un altro.

I veti incrociati, quello di Beppe Grillo a Pier Luigi Bersani e quello di Bersani a Silvio Berlusconi sembrano rendere impossibile una soluzione per un governo del paese, in una fase in cui, invece, di governo c’è proprio bisogno per evitare i venti gelidi che dalla Germania arrivano fino a Cipro, e non solo. Giorgio Napolitano, cui spetta cercare una soluzione, ha ricordato a tutti che con i veti non si costruisce nulla, che un governo è indispensabile e per questo ha impedito a Mario Monti di candidarsi alla presidenza del Senato. Per quanto sconfessato dagli elettori, privo di maggioranza e di programma, uno straccio di governo c’è e saggiamente Napolitano sembra intenzionato a non liquidarlo finché non ce ne sarà un altro. Probabilmente, o almeno così sembra di potersi interpretare il pensiero del presidente, Bersani dovrà accontentarsi di un mandato esplorativo, come suggerisce la maggioranza di cui dispone soltanto alla Camera e una elementare norma di prudenza. Meglio affidare, è il ragionamento, gli affari correnti al governo tecnico, che a un governo bocciato al Senato della coalizione di sinistra.
Dopo la verifica condotta da Bersani, e se il suo esito confermasse una previsione negativa, giocoforza si tornerà alla formula costituzionale pura, evocata con qualche malizia e molta fiducia nell’ingegneria costituzionale nell’editoriale del Corriere della Sera scritto ieri da Michele Ainis: “Il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio”. Si può fare un governo senza i partiti per forzare i veti dei partiti? Alla fine, comunque, bisogna raggiungere una maggioranza e la formula avanzata da Ainis, quella di un governo “politico ma apartitico”, “di tutti e di nessuno” avrebbe bisogno dei voti dei maggiori partiti, e non si capisce bene che cosa significa l’ipotesi che ottenga il loro appoggio “indirettamente”. Qualche artificio verbale è sempre disponibile nel vocabolario inesauribile della politica italiana, ma la sostanza del problema, la rigidità paralizzante di un sistema basato sui veti e non sulla ricerca delle convergenze possibili e utili, non può essere aggirata solo con gli espedienti lessicali. Napolitano lo sa meglio di chiunque altro, per la sua lunga esperienza politica personale e per quella maturata nel settennato. Non si farà coinvolgere in soluzioni false, minoritarie e pericolose. Piuttosto che subire pressioni improprie passerà la mano serenamente al suo successore.